Lo scoutismo

Storia, diffusione e trasformazione del movimento scout nel mondo e nella storia.

Chi non ha mai visto – generalmente nei parchi cittadini – bambini, ragazzi e adulti vestiti in un modo strano? Indossano tutti delle uniformi e al collo portano un fazzolettone con i colori più vari: sto parlando degli scout. Chi più, chi meno saprà che gli scout sono persone che passano il loro tempo con i ragazzi del quartiere e che non perdono occasione per dare una mano. Di sicuro, li assocerete al famoso stereotipo dove sono intenti ad aiutare la vecchietta ad attraversare la strada. In realtà sono molto di più.

Perché parlare di un argomento che esula in gran parte dalle tematiche della nostra associazione? Spendere due parole sul movimento scout potrebbe essere più consono per chi si occupa di pedagogia, non di chi vuole nel suo piccolo far scoprire a più persone possibili l’archeologia, l’antropologia e la storia. Ciò nonostante, il movimento scout porta in sé un’intuizione positiva che fa bene a tutto il genere umano e mi sembrava giusto condividerla con voi. Non analizzerò ogni singolo aspetto di questo mondo ma cercherò di collocare una sua piccola porzione in un altrettanto breve contesto storico fatto di trasformazioni e contraddizioni. Vedrete la risposta che diedero alcuni gruppi scout durante la Seconda guerra mondiale. Come tutte le storie di resistenza, anche questa è fatta di sogni infranti, di desideri di libertà, di sofferenza e di sacrificio, a volte anche a costo della vita.

scout- libro Scouting for Boys, diventato poi manuale per lo scautismo.

Per chi non conoscesse il movimento, questo nasce ufficialmente nel 1907 in Inghilterra da Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, primo Barone Baden-Powell di Gilwell, (per gli scout B.-P.) eccentrico generale inglese nominato cavaliere dopo aver conseguito una vittoria a Mafeking durante la guerra Anglo-Boera. Divenne famoso poiché riuscì a far credere ai nemici di avere forze difensive maggiori rispetto a quelle reali per poter resistere ad un eventuale assalto. Oltre a ciò, fu in grado di addestrare dei ragazzi come sentinelle per trasportare messaggi che, con i canali tradizionali, sarebbero stati intercettati. Tornato in Inghilterra e ricevuti gli onori, Baden-Powell rifletté sulla fiducia e la responsabilità data a quei ragazzi. Così, pochi anni dopo riprovò questo addestramento con dei giovani inglesi nell’isola di Brownsea : quello fu il primo campo scout. L’esperimento, se così si può chiamare, ebbe successo e da esso fu tratto il libro Scouting for Boys, diventato poi manuale per lo scautismo.

Come mai riuscì ad avere questo forte appiglio sulle nuove generazioni? Perché creava un contesto in cui veniva fornita un’educazione tra pari e un modulo crescente di responsabilità. Ogni ragazzo aveva il suo ruolo all’interno di un piccolo gruppo e tutti dovevano collaborare per uno scopo comune, non c’erano ordini dall’alto. “L’affidare delle responsabilità è la chiave del successo con i ragazzi, specie coi più turbolenti e difficili” .

Ovviamente lo scautismo delle origini è molto differente dallo scautismo che viene vissuto oggi – sia la società che i bisogni dei ragazzi sono cambiati – ma i principi di base restano gli stessi: dare voce e spazio ai ragazzi e farli crescere secondo le proprie inclinazioni. Come ci dice infatti lo stesso Baden-Powell: “È qui dunque lo scopo più importante della formazione scout: educare. Non istruire, si badi bene, ma educare; cioè spingere il ragazzo ad apprendere da sé, di sua spontanea volontà, ciò che gli serve per formarsi una propria personalità.” Nascendo però da un generale dell’esercito è facile pensare che il movimento promuova comunque un tipo di addestramento paramilitare con lo scopo di fornire nuove leve per l’esercito. In realtà, le numerose attività all’aria aperta avevano lo scopo di far crescere cittadini sani e robusti che potessero essere competenti per il proprio paese.

scout-raduno

A queste attività B.-P. volle affiancare valori di cittadinanza e di comunanza che potessero essere spendibili per qualsiasi realtà sociopolitica. Lo scout è infatti tenuto a rispettare una legge e una promessa per tutta la vita“Once scout, always scout” – nella quale il riferimento alla responsabilità verso di sé e verso gli altri è costante. Gli articoli di cui è composta hanno lo stesso significato negli stati occidentali, orientali, medio-orientali, africani, atei, cristiani, musulmani, bianchi, neri, ricchi, poveri e in tutte le altre categorizzazioni che abbiamo definito per dividerci. È proprio la grande duttilità dello scautismo che ha fatto sì che il movimento si diffondesse dall’Inghilterra all’Europa nel mondo. Mi rendo conto che da come parlo può sembrare che stia elevando B.-P. a filantropo e precursore, in realtà era un uomo che viveva appieno le dinamiche del suo tempo. L’ingresso delle ragazze e l’apertura alla fascia d’età 8-12 nel movimento furono due novità alle quali non aveva minimamente pensato. Per fortuna aveva l’apertura mentale per accoglierle: l’accoglienza è un valore fondamentale dello scautismo sul quale ancora oggi si punta parecchio.

Lasciando ai testi di Mario Sica il compito di narrare esaustivamente tutte le vicende che hanno caratterizzato lo scautismo italiano, vi basti sapere che nel 1913 nasce il CNGEI (Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani) grazie a Carlo Colombo che riesce ad avere una buona distribuzione nel territorio nazionale. Essendo un movimento laico, non fu visto di buon occhio dal Vaticano ma, incuriosito e apprezzando il tipo di educazione che forniva ai ragazzi, cercò di farlo confluire all’interno dell’Associazione Cattolica. Dopo tentativi vani, la Chiesa creò l’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) nel 1916: l’Italia in quegli anni ebbe due movimenti riconosciuti come scautistici. A stravolgere la situazione ci fu l’avanzare del regime fascista che, con le sue leggi fascistissime, nel 1927 abolisce qualsiasi tipo di associazionismo che non fosse l’ONB (Opera Nazionale Balilla). Non potendo però andare completamente contro la Chiesa, viste anche le lamentele del Vaticano, la legge fu ritoccata per arrivare ad un compromesso. L’ASCI è citato infatti più volte nella legge come un caso eccezionale. Il regime fascista avrebbe consentito la permanenza di questa associazione, e non del CNGEI, solo in centri superiori a 20 mila abitanti mentre gli altri gruppi nei centri minori avrebbero dovuto sciogliersi. Inoltre, l’associazione avrebbe potuto continuare ad esistere soltanto se fossero state aggiunte le insegne dell’ONB. Nonostante il compromesso, era chiaro che il fascismo voleva, come esplicitato nei discorsi del duce, il monopolio sull’educazione dei ragazzi e la cancellazione di qualsiasi movimento non fosse di matrice italiana.

“Un altro regime che non sia il nostro […] può ritenere utile rinunziare all’educazione delle giovani generazioni. Noi, no. In questo campo siamo intrattabili. Nostro deve essere l’insegnamento. Questi fanciulli debbono essere educati nella nostra fede religiosa, ma noi abbiamo bisogno di integrare questa educazione, abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista…”

Benito Mussolini, Discorso pronunciato alla camera dei Deputati 13 maggio 1929

Il papa con quella legge aveva le mani legate e tramite una lettera indirizzata a tutti i gruppi ASCI diede piena libertà di scegliere se sciogliersi o se continuare le proprie attività con l’aggiunta delle insegne balilla. Lo scautismo in Italia decise di sciogliersi ufficialmente ma molti gruppi, sia CNGEI che ASCI, si ribellarono alla cosa: la giungla silente in tutta Italia si riunì clandestinamente e le Aquile randagie fecero la loro comparsa. “Se dobbiamo morire, sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per mano degli uomini” , scrisse papa Pio XI rifacendosi a 2 Sam 24,14

Accantonando momentaneamente la situazione italiana, vediamo come la continua diffusione del movimento scout in Inghilterra e in Europa iniziò a coinvolgere un numero sempre maggiore di ragazzi. Per dare ulteriore slancio e anche per far vivere momenti unici di fratellanza, vennero organizzati dei raduni (tutt’oggi svolti) chiamati Jamboree. Fu proprio questa grande risposta giovanile verso il movimento che fece interessare Hitler ai suoi meccanismi. In Germania ci furono molti tentativi di fondare gruppi scout ma nessuno fu mai riconosciuto ufficialmente per la frequente frammentazione che dimostrarono – nel 1933 furono comunque sciolti dal nazismo. L’unico gruppo omogeneo fu la Hitlerjugend, fondata nel 1926 dal fuhrer per educare i giovani tedeschi alle sue ideologie. Tramite questa organizzazione, il regime nazista voleva partecipare ai Jamboree. La risposta degli scout fu un diplomatico declino in quanto l’evento era pensato e progettato verso giovani che, nonostante le diversità, condividessero la stessa legge promessa; sarebbero comunque stati ben lieti di averli come ospiti.

Barone Baden-Powell di Gilwell, (per gli scout B.-P.)

Il tentativo di Hitler di inserirsi nel movimento non fu solo episodico, aveva un serio interesse nel comprendere come poter fare leva sui giovani tedeschi. Forte dello spirito d’accoglienza, motore dello scautismo, B.-P. era propenso all’inclusione di questi giovani tra gli scout ma grazie a Hubert S. Martin e ai suoi contatti con i servizi segreti inglesi, fu respinto l’ingresso della Hitlerjugend nel movimento scout – reperire informazioni dettagliate sulla situazione reale dei paesi esteri non era facile in quegli anni, specialmente per quanto riguardava paesi che stavano vivendo spinte totalitarie. Il risentimento di Hitler fece sì che Baden Powell fosse inserito in una lista nera di personalità scomode da eliminare quando la Germania avrebbe vinto la guerra. In questa lista sono presenti politici, scrittori, intellettuali, militari: il fondatore degli scout è il primo militare da dover eliminare .

Trasferiamoci ora nel clima della Seconda guerra mondiale. Come sappiamo, Hitler invase la Polonia e da lì iniziò la sua opera di espansione. Senza ripercorrere le macro-vicende che hanno caratterizzato quegli anni, ci addentriamo in due piccole realtà, quella dei Gray Ranks e quella delle già accennate Aquile Randagie.

I Gray Ranks, ranghi grigi in italiano, furono un gruppo clandestino di scout polacchi che resistettero a Hitler prima e alla Russia poi. Il loro nome è interessante perché in polacco sfruttò le iniziali (Szare Szeregi) per confondersi con le SS naziste. Una delle prime azioni compiute da questi ragazzi fu infatti distribuire volantini contro regime ma firmati SS. Durante tutta la guerra compirono numerosi atti di sabotaggio alle risorse nemiche e di sentinellaggio. I più grandi parteciparono invece attivamente ai moti di resistenza che si vennero a formare. Numerosi purtroppo furono uccisi. “Vi assicuro che servirò le Szare Szregi, salvaguarderò i segreti dell’organizzazione, obbedirò agli ordini e non esiterò a sacrificare la mia vita.” Questa frase è l’aggiunta che fecero alla loro promessa di scout. La stessa volontà di resistere contraddistinse anche le Aquile Randagie italiane che, continuando a svolgere in segreto e in clandestinità la loro azione educativa, operarono anche numerosi sabotaggi contro il regime fascista e tentarono di salvare quante più persone possibili dalla deportazione nei campi di concentramento. Molti scout si trasformarono infatti in falsari e sentinelle per permettere l’ingresso di circa 2000 ebrei in Svizzera tramite OSCAR . Molti di loro parteciparono poi ai moti partigiani, mentre numerosi furono costretti a combattere nelle campagne africane.

Spero siano sorte molte domande durante la lettura, come ad esempio: in che modo hanno reagito gli scout degli altri paesi europei? Cosa è successo poi? Cosa è successo invece prima? E durante il primo conflitto mondiale? Sono tutte domande importanti che hanno bisogno di essere discusse ognuna in maniera approfondita, magari in futuro avremo altre occasioni per poter parlare di loro. Vorrei però lasciarvi con questa riflessione, tratta dal libro Angry Young Man di Leslie Paul, che credo racchiuda la forza delle nuove generazioni:

“…se stiamo pensando alla vera rivoluzione sociale del nostro secolo, non tanto per l’ascesa e la caduta degli standard di vita, ma i cambiamenti più significativi nel comportamento – abbigliamento, relazioni sessuali, hobby, sport e vacanze – allora dobbiamo ammettere che i movimenti giovanili sono stati i rivoluzionari di maggior successo.”

Un ringraziamento particolare va a Francesco Monti, capo scout del gruppo Ascoli Piceno 1 per la disponibilità al confronto e al reperimento delle fonti.

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